Anche se ormai sappiamo cos’è una situazione “kafkiana”, il piacere di entrare nel realismo magico di questo autore fondamentale del ‘900- poeta indiscusso dell’inconoscibile, che sa commuovere senza farci piangere- è qualcosa di irrinunciabile.
Tra i romanzi “Il processo”: epopea di un procuratore di banca, Josef K., che, arrestato un giorno senza motivo, dapprima respinge l’accusa di aver violato la legge, perché ignora di quale reato lo accusino, ma poi pian piano entra nello stato d’animo del reo e finisce per rendersi conto di non avere diritto alla salvezza, lasciandosi così sgozzare “come un cane”.
Tra i racconti- molti brevissimi- il capolavoro dei capolavori, La Metamorfosi, perfetto nelle dimensioni (35 pp) e nell’equilibrio delle parti: “Gregorio Samsa, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato nel suo letto in un enorme immondo insetto”. Ecco la situazione di parassita che il protagonista, insetto nel corpo e uomo cosciente e sensibile nello spirito, si trova a vivere in seno a una famiglia indifferente, imbarazzata di fronte alla sua condizione e infine ben contenta di liberarsene. L’intimo sentire di Gregorio-Franz viene a galla con tutta la forza simbolica della trasformazione che lo costringe all’isolamento, alla rinuncia, all’accettazione di un destino di morte che profetizza, nel 1912, la tragedia che si compirà per un’intera razza, cui Kafka appartiene.