
Il più geniale romanzo poliziesco che si conosca. La gran parte del libro è dedicata all’inchiesta che porterà a scoprire il colpevole, in un crescendo di tensione che è davvero stupefacente se si pensa che conosciamo l’assassino fin dall’inizio. Come in tutti i romanzi di Dostoevskij, i personaggi sono impegnati in infinite discussioni sui problemi fondamentali dell’esistenza, in particolare sull’idea che per l’uomo “superiore” sia consentito violare quelle leggi morali che l’uomo “comune” è invece tenuto a rispettare. Raskol’nikov è un nichilista, assaltato dai creditori, che decide di risolvere i propri problemi uccidendo la vecchia usuraia, avida e inutile e promette a se stesso di condurre una vita irreprensibile da quel momento in poi. Ma la sua anima ne sarà per sempre tormentata, egli subirà fin da subito il castigo peggiore, cioè la solitudine e la mancanza d’amore. Potrà riscattarsi solamente con l’aiuto della prostituta Sonja e accettando il processo e la deportazione.
I molteplici livelli di lettura di questo capolavoro della letteratura russa e mondiale ne fanno un “resoconto psicologico di un delitto” (parole dell’autore) che è anche romanzo filosofico, sociale, politico.
Provate a pensare a certi film di Woody Allen (Match Point, Sogni e delitti) e avrete un’idea di quanto Dostoevskij sia nella nostra cultura.
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