12.3.10

IL '900 IN ITALIA


Iniziamo una sintetica analisi dei più importanti (per vendite e notorietà) romanzi italiani del Novecento, per sfatare il detto che l'Italia ha più poeti che romanzieri.
Con il termine romanzi comprenderemo anche libri di carattere biografico e memorialistico, racconti lunghi e raccolte di racconti.
Perchè? Per fornire ai lettori del 21° secolo un panorama vario (e vasto) composto di libri ancora oggi leggibili con piacere, interesse ed utilità; storie italiane che attraversano i tempi e le mode rimanendo eroi indenni. Non è per non dimenticare ma, per ricordare che sono terribilmente attuali con le loro emozioni e problemi quotidiani.
(Alcune fonti sono tratte liberamente da un opuscolo dell'Europeo del 1986, a cura di Giovanni Raboni).

Il primo che trattiamo è "Canne al vento" di Grazia Deledda, visto che siamo nel mese della festa della donna.

E' uno dei libri di G. D. in cui è più definito il sentimento della natura come luogo simbolico di una volontà ostile. La valle è affollata da presenze inquiete alle quali gli uomini attribuiscono nomi e poteri diversi. Gli spiriti dei morti sono tra i più forti, perchè rinascono a ogni generazione e si confondono con i vivi, imponendo una legge di necessià che li schiaccia e tramanda individualmente la tragedia del vivere. Il servo delle quattro ragazze Pintor, Efix, serba un segreto terribile: l'uccisione involontaria del padre tiranno delle giovani, per proteggere la fuga di una di loro, Lia. Al ritorno sull'isola del figlio di quest'ultima, il servo sarà richiamato all'espiazione. Il figlio di Lia si abbandonerà alla passione, ricambiata, della zia più giovane.
Le situazioni evolveranno per far chiudere il cerchio di un'apparente giustizia morale.
Verso la fine tutto si acquieta grazie alla volontà del luogo, che rimane pervaso da un sentimento del destino che coinvolge tutti come trasgressione; quel luogo tetro nel quale vivono i personaggi, senza però farsi catturare completamente dal nucleo tenebroso.

Grazia Deledda è nata a Nuoro nel 1871, morta a Roma nel 1936.
Altri suoi romanzi:
Elias Portolu - 1903
Cenere - 1904



28.1.10

JAMES JOYCE (Dublino 1882- Zurigo 1941)


Il grande riformatore del romanzo moderno scrive un’epopea che si ispira all’Odissea, è cioè un viaggio dentro l’anima dell’uomo, dentro il suo corpo, un viaggio che si svolge nell’arco di un giorno. L’Ulisse è un’opera monumentale, strutturata in una serie di episodi che richiamano la struttura del poema omerico, centrata intorno alle figure di tre personaggi principali, Harold Bloom-Ulisse, sua moglie Molly-Penelope e suo figlio Stephen Dedalus- Telemaco, figure che racchiudono tutti gli aspetti della personalità umana. E’ un testo difficile, che pochi hanno letto, anche tra gli addetti ai lavori, perché necessita dell’assistenza delle note e delle spiegazioni che lo accompagnano- qualcuno consiglia di leggere un episodio al giorno, seduti al tavolo di studio.

L’innovazione letteraria che produce Joyce è il flusso di coscienza, cioè la registrazione dei pensieri del personaggio in forma libera, senza una particolare strutturazione logica- siamo ai tempi della scoperta dell’inconscio e della psicanalisi.

Altre opere di Joyce sono meno complesse: Dedalus, ovvero il ritratto dell’artista da giovane, esprime il contrasto tra sentimento e ragione, tra le istituzioni gesuitiche- frequentate dall’autore- e il desiderio di autonomia e di ribellione, ispirandosi all’esilio volontario vissuto dall’autore. Gente di Dublino, 15 racconti che ritraggono altrettanti personaggi nei quali si rispecchia la realtà della città e contemporaneamente un’umanità universale, ritratta nelle varie epoche della vita. La struttura dei racconti, generalmente brevi, e la tensione che li accompagna, li rende più che mai vicini alla scrittura del nostro mondo contemporaneo.

18.1.10

MARCEL PROUST (1871-1922) La ricerca del tempo perduto


La memoria, i sapori dell’infanzia, le emozioni, il mondo interiore di ognuno di noi è più ricco di fascino e di risonanze grazie all’opera monumentale di Proust- 7 volumi.

Una casuale sensazione- un biscotto inzuppato nel tè- ci riporta indietro alle atmosfere in cui quella sensazione si impresse nell’inconscio come una traccia indelebile. Alla ricerca del tempo perduto, appunto. Siamo nell’epoca che porterà a Freud e alla scoperta dell’inconscio. Proust iscrive ogni più piccolo dettaglio nel catalogo della memoria, perché ha fatto una scelta di fondo, quella di ritirarsi dalla vita reale, e rimanere appartato, come in una sorta di perenne malattia, per dare tutto se stesso alla scrittura raffinata e lirica dei ricordi, delle voci interne. Solo nell’arte l’uomo sfugge all’incessante fluire del tempo e partecipa all’intemporale eternità. Perché l’esistenza abbia realtà bisogna che sia ricordata, che sia riconquistata all’oblio.

Lo stile proustiano corrisponde alla complessità della materia memoriale ed evocativa che ci viene offerta. Periodi lunghi che spesso impegnano il lettore, complessi come è complesso e incessante il rincorrersi dei pensieri, dove le immagini della mente e quelle dei ricordi reali si confondono e ci avvolgono in una dimensione spesso vicina al sogno.

2.1.10

MURIEL BARBERY-L'eleganza del riccio- Ed. e/o

Un romanzo che è una storia circolare, come succede nelle migliori favole. Le due protagoniste sono apparentemente molto lontane, l’una è la portinaia di un elegante palazzo parigino in cui abita l’altra, una ragazzina adolescente, intenzionata a suicidarsi se non troverà delle buone ragioni per vivere. Parlano in prima persona, ognuna con il proprio registro linguistico, in una piacevole alternanza di capitoli. La portinaia, piuttosto sciatta e apparentemente teledipendente, vive in un proprio mondo fatto di letture di filosofia e letteratura, anche se non vuole darlo a vedere. La ragazzina scrive questa specie di diario del proprio disincantato occhio sul mondo.

Il contatto tra questi due mondi, favorito dall’intervento di un inquilino giapponese che è l’unico a capire “l’eleganza” della portinaia, chiusa in se stessa come un riccio, produrrà eventi trasformatori e un epilogo inaspettato.

Uno dei migliori esempi di romanzo che inizia lentamente e via via coinvolge sempre più. Uno stile sciolto, di intima confessione e una grande capacità di costruire gli eventi secondo la migliore tradizione del narrare.

DAL 5 GENNAIO NEI CINEMA, il film tratto da questo romanzo.