Un romanzo che è una storia circolare, come succede nelle migliori favole. Le due protagoniste sono apparentemente molto lontane, l’una è la portinaia di un elegante palazzo parigino in cui abita l’altra, una ragazzina adolescente, intenzionata a suicidarsi se non troverà delle buone ragioni per vivere. Parlano in prima persona, ognuna con il proprio registro linguistico, in una piacevole alternanza di capitoli. La portinaia, piuttosto sciatta e apparentemente teledipendente, vive in un proprio mondo fatto di letture di filosofia e letteratura, anche se non vuole darlo a vedere. La ragazzina scrive questa specie di diario del proprio disincantato occhio sul mondo.
Il contatto tra questi due mondi, favorito dall’intervento di un inquilino giapponese che è l’unico a capire “l’eleganza” della portinaia, chiusa in se stessa come un riccio, produrrà eventi trasformatori e un epilogo inaspettato.
Uno dei migliori esempi di romanzo che inizia lentamente e via via coinvolge sempre più. Uno stile sciolto, di intima confessione e una grande capacità di costruire gli eventi secondo la migliore tradizione del narrare.
DAL 5 GENNAIO NEI CINEMA, il film tratto da questo romanzo.
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