
Iniziamo una sintetica analisi dei più importanti (per vendite e notorietà) romanzi italiani del Novecento, per sfatare il detto che l'Italia ha più poeti che romanzieri.
Con il termine romanzi comprenderemo anche libri di carattere biografico e memorialistico, racconti lunghi e raccolte di racconti.
Perchè? Per fornire ai lettori del 21° secolo un panorama vario (e vasto) composto di libri ancora oggi leggibili con piacere, interesse ed utilità; storie italiane che attraversano i tempi e le mode rimanendo eroi indenni. Non è per non dimenticare ma, per ricordare che sono terribilmente attuali con le loro emozioni e problemi quotidiani.
(Alcune fonti sono tratte liberamente da un opuscolo dell'Europeo del 1986, a cura di Giovanni Raboni).
Il primo che trattiamo è "Canne al vento" di Grazia Deledda, visto che siamo nel mese della festa della donna.
E' uno dei libri di G. D. in cui è più definito il sentimento della natura come luogo simbolico di una volontà ostile. La valle è affollata da presenze inquiete alle quali gli uomini attribuiscono nomi e poteri diversi. Gli spiriti dei morti sono tra i più forti, perchè rinascono a ogni generazione e si confondono con i vivi, imponendo una legge di necessià che li schiaccia e tramanda individualmente la tragedia del vivere. Il servo delle quattro ragazze Pintor, Efix, serba un segreto terribile: l'uccisione involontaria del padre tiranno delle giovani, per proteggere la fuga di una di loro, Lia. Al ritorno sull'isola del figlio di quest'ultima, il servo sarà richiamato all'espiazione. Il figlio di Lia si abbandonerà alla passione, ricambiata, della zia più giovane.
Le situazioni evolveranno per far chiudere il cerchio di un'apparente giustizia morale.
Verso la fine tutto si acquieta grazie alla volontà del luogo, che rimane pervaso da un sentimento del destino che coinvolge tutti come trasgressione; quel luogo tetro nel quale vivono i personaggi, senza però farsi catturare completamente dal nucleo tenebroso.
Grazia Deledda è nata a Nuoro nel 1871, morta a Roma nel 1936.
Altri suoi romanzi:
Elias Portolu - 1903
Cenere - 1904
E' uno dei libri di G. D. in cui è più definito il sentimento della natura come luogo simbolico di una volontà ostile. La valle è affollata da presenze inquiete alle quali gli uomini attribuiscono nomi e poteri diversi. Gli spiriti dei morti sono tra i più forti, perchè rinascono a ogni generazione e si confondono con i vivi, imponendo una legge di necessià che li schiaccia e tramanda individualmente la tragedia del vivere. Il servo delle quattro ragazze Pintor, Efix, serba un segreto terribile: l'uccisione involontaria del padre tiranno delle giovani, per proteggere la fuga di una di loro, Lia. Al ritorno sull'isola del figlio di quest'ultima, il servo sarà richiamato all'espiazione. Il figlio di Lia si abbandonerà alla passione, ricambiata, della zia più giovane.
Le situazioni evolveranno per far chiudere il cerchio di un'apparente giustizia morale.
Verso la fine tutto si acquieta grazie alla volontà del luogo, che rimane pervaso da un sentimento del destino che coinvolge tutti come trasgressione; quel luogo tetro nel quale vivono i personaggi, senza però farsi catturare completamente dal nucleo tenebroso.
Grazia Deledda è nata a Nuoro nel 1871, morta a Roma nel 1936.
Altri suoi romanzi:
Elias Portolu - 1903
Cenere - 1904

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