
La memoria, i sapori dell’infanzia, le emozioni, il mondo interiore di ognuno di noi è più ricco di fascino e di risonanze grazie all’opera monumentale di Proust- 7 volumi.
Una casuale sensazione- un biscotto inzuppato nel tè- ci riporta indietro alle atmosfere in cui quella sensazione si impresse nell’inconscio come una traccia indelebile. Alla ricerca del tempo perduto, appunto. Siamo nell’epoca che porterà a Freud e alla scoperta dell’inconscio. Proust iscrive ogni più piccolo dettaglio nel catalogo della memoria, perché ha fatto una scelta di fondo, quella di ritirarsi dalla vita reale, e rimanere appartato, come in una sorta di perenne malattia, per dare tutto se stesso alla scrittura raffinata e lirica dei ricordi, delle voci interne. Solo nell’arte l’uomo sfugge all’incessante fluire del tempo e partecipa all’intemporale eternità. Perché l’esistenza abbia realtà bisogna che sia ricordata, che sia riconquistata all’oblio.
Lo stile proustiano corrisponde alla complessità della materia memoriale ed evocativa che ci viene offerta. Periodi lunghi che spesso impegnano il lettore, complessi come è complesso e incessante il rincorrersi dei pensieri, dove le immagini della mente e quelle dei ricordi reali si confondono e ci avvolgono in una dimensione spesso vicina al sogno.

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